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Le
principali informazioni sulle Isole Tremiti nel corso dell'antichità
classica sono fornite da autori come Tolomeo, Stradone e Plinio, i
quali le chiamarono Diomedee per il loro legame con le
mitiche vicende dell'omonimo eroe greco; spettò, invece, a Tacito mutarne
il nome in quello di Trimerium, quando nei suoi "Annales"
scrisse dell'esilio di Giulia lontano dalla terraferma per opera di
Augusto.
La nuova denominazione era destinata ad avere successo presso gli storici
ed i geografi posteriori, al momento che le isole vennero, poi, sempre
designate Trimidi, Tremidi, Tremende,
tanto nelle cronache quanto nei portolani medievali.
Scarsa la documentazione sull'Arcipelago agli inizi dell'era Cristiana;
tale mancanza viene, però sostituita dal fiorire della leggenda del Santo
Eremita che, in seguito a successive apparizioni della vergine,
riuscì a rinvenire sull'Isola di San Nicola un tesoro ed a costruire,
grazie ad esso, la chiesa di Santa Maria, destinata a
divenire in breve tempo meta di numerosi pellegrinaggi.
Per questo motivo, intorno ai primi anni del Mille, la cura del
Santuario fu affidata dal Papa ai Benedettini, fondatori
della celebre Abbazia, e in seguito, intorno al 1236, ai Cistercensi
i quali, nella prima metà del XIV secolo subirono, però, una grave
incursione di pirati che, dopo aver fatto strage di loro, distrussero la
chiesa e buona parte delle fortificazioni.
Nel 1412 toccò ai Canonici Lateranensi riportare il
monastero all'antico splendore e circondarlo di mura e bastioni tanto
poderosi da respingere vittoriosamente l'assalto dell'armata Turca forte
di ben 300 galere, nel mese di agosto del 1567.
Nel 1780, tuttavia per ordine di Ferdinando IV di Borbone,
i Canonici Lateranensi dovettero abbandonare le Tremiti che, già dal
1752, avevano ripreso l'antica funzione di terra d'esilio, dando asilo a
diversi "coatti", in prevalenza napoletani, ma anche abruzzesi,
pugliesi, calabresi, a ciascuno dei quali furono assegnati, come scrisse
il Delli Muti, "cinque tomoli di terreno, il suolo per la casa,
gli attrezzi del mestiere e cinque grana al giorno per i primi tre anni".
Le deportazioni non ebbero sosta neanche dopo l'unità nazionale, anzi nel
1863 la colonia fu riorganizzata secondo nuovi principi e durante
la guerra libica furono deportati anche dei prigionieri che morirono a
causa di una epidemia di tifo petecchiale.
In seguito a tale situazione particolare, le isole furono amministrate dal
Comandante della colonia penale, trasformata in luogo di confino durante
il Fascismo, sino al 1932, quando l'Arcipelago ottenne la
costituzione del Comune con la denominazione di "Isole
Tremiti".
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