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ISOLE SOSPESE NEL BLU TRA NATURA E
LEGGENDA
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La leggenda le fa risalire a
Diomede,
l’eroe omerico di straordinaria forza e coraggio, che un giorno ebbe
l'ardire di contraddire l’orgogliosa Venere.
Ferita dalla sua arroganza, la dea gli fece trovare la moglie, Egialea,
tra le braccia dell’amante, e Diomede, disonorato, fuggì dalla Tracia.
Sbarcò sulla costa del Gargano, e qui si accinse a segnare i confini
della Daunia, il suo nuovo regno, servendosi delle pietre portate dalla
patria. Del carico rimasero inutilizzati tre enormi massi che, gettati
nell’Adriatico, emersero con la cima sopra la superficie del mare.
Ebbero così origine le
Tremiti, ovvero
i Sassi di Diomede, come anticamente si chiamava
l’arcipelago. Leggenda o storia che sia, i massi sono sempre lì, San
Domino, San Nicola e Capraia a cui si sono aggiunti con il tempo,
Cretaccio e la più lontana Pianosa.
Cinque isolotti di color
smeraldo e oro, sospesi nel blu, continuamente modellati dalle onde e che
sembrano in cammino verso il cuore dell’Adriatico.
Si trascinano dietro una storia orgogliosa di cui è simbolo, sopra gli
alti dirupi di San Nicola, l’Abbazia di Santa Maria a Mare. Una presenza
che ha fatto delle Isole Tremiti, almeno nei secoli tra il X e il XVI, uno
dei centri di cultura e di influenza civile e morale più importanti del
Mare Adriatico, meta di numerosi pellegrinaggi e tappa obbligata sulla via
di Gerusalemme. A 12 miglia dalla costa garganica e a 24 da quella
molisana, nelle acque più limpide che l’Adriatico abbia conservato, si
specchia l’Arcipelago delle Tremiti, un autentico concentrato di
bellezze naturali e di monumenti storici sospeso nell’azzurro di cielo e
mare.

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