| L'arcipelago
delle Isole Tremiti |
La superficie complessiva supera di poco i 3 chilometri quadrati, lo
sviluppo costiero è piuttosto esiguo e le tre isole principali distano
tra loro poche centinaia di metri.
Hanno caratteristiche assai diverse e curiosamente complementari, anche
se, come risulta evidente ad un'osservazione attenta, alcuni tratti
geomorfologici sono comuni, costituiti essenzialmente da roccia calcarea
friabile sottoposta a ripetuti e costanti processi di erosione.
Le coste sono impervie e frastagliate, traforate da un gran numero di
grotte e arricchite da archi naturali.
San Nicola,
l'isola fortezza:
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ettari sospesi al sommo di altissime coste rocciose a picco sul mare,
racchiude entro le sue maestose fortificazioni la più imponente abbazia
mai costruita in mezzo al mare, simbolo storico di tutto l'arcipelago e
tratto distintivo di questa vera e propria roccaforte in mare aperto.
Capoluogo amministrativo dell'Arcipelago delle Tremiti, è costituita da
un altopiano lungo circa 1600 metri, largo 450 che si innalza a circa 70
metri dal livello del mare. L'isola ha più torri che alberi, fortilizi
imponenti, muraglie, rocche, chiese e chiostri di una fortezza-abbazia in
cui si alternarono tre ordini religiosi: i Benedettini Cassinesi, nel IX
secolo, i Cistercensi dal 1237 al 1313 e i Canonici Lateranesi, dal 1413
sino alla fine del '500.
San
Domino
e le sue grotte: è
l'isola maggiore e la più popolata, si estende per 3 chilometri di
lunghezza e 1,7 di larghezza, raggiungendo con il Colle dell'Eremita
l'altezza massima di 116 metri. Ammantata dalla macchia mediterranea e da
una foresta di lecci e pini d'Aleppo, che nascondono le strutture
ricettive turistiche, è l'unica in cui ci sia posto per una vera e
propria strada, che collega il porticciolo al villaggio di San Domino,
collocato nella parte centrale dell'isola. La strada viene utilizzata da
pochissimi mezzi privati, in genere pulmini, che accompagnano i turisti
dalla marina agli alberghi, distribuiti intorno all'asse del vecchio
villaggio rurale o nascosti ai margini della foresta. La quiete in questi
luoghi incantevoli è assoluta e gli aromi della macchia mediterranea
intensi. Le coste rocciose dell'isola di San Domino, a tratti alte, a
tratti dolcemente degradanti verso il blu del mare, evidenziano archi
naturali e grotte marine di diverse profondità. Nate dall'azione erosiva
del vento e del mare, costituiscono rari esempi di bellezze ambientali di
cui l'isola è ricca. La più suggestiva è la Grotta del Bue Marino,
profonda circa 70 metri, sovrastata da due rupi altissime l'Alpicco e la
Ripa dei Falconi, su cui volteggiano in stormi i Falchi del Pellegrino, il
Falco della Regina e le Berte.
Il
fascino intatto di Caprara:
Caprara,
o Capraia o Capperaia, un tempo bosco, è oggi una pietraia e la
vegetazione è decisamente rada, costituita prevalentemente da pochi
capperi, cardi, artemisie e varie graminacee. Abitate da una colonia
sterminata di gabbiani, mantiene intatto il fascino dei capolavori della
natura, simbolizzato dall'Architiello, un monumento scolpito dalla natura
nella roccia calcarea che affiora dall'acqua e porta d'ingresso di una
sorta di laghetto formato dal mare. Solo la parte nord-ovest presenta una
costa alta e frastagliata, mentre il resto dell'isola è un piano
inclinato che degrada verso l'Isola di San Nicola, con un susseguirsi di
cale e calette. Unici segni della presenza umana sono il faro e i ruderi
di una vecchia casa colonica, utilizzata in passato da pastori e oggi
abbandonata al suo destino.
Lo
Scoglio del Cretaccio:
al centro dell'arcipelago, il Cretaccio, a forma di mezzaluna di
colore giallastro per la natura argillosa del suo terreno, è un ponte
naturale tra San Domino e San Nicola e per diverso tempo fu davvero il
"pilone" di un ponte che collegava le marine delle due isole
maggiori, costruito sul finire del Settecento dai deportati di San Nicola
per ordine del re di Napoli, Ferdinando IV di Borbone. Nelle vicinanze
dello scoglio del Cretaccio verso l'Isola di San Nicola, emerge il nero
Scoglio della Vecchia, una presenza curiosa e velata di mistero, su cui la
tradizione vuole che nelle ore immediatamente precedenti un temporale
oppure nelle notti di luna piena, si accomodi il fantasma di una vecchia e
canuta signora tutta intenta a filare.
L'inaccessibile
Pianosa:
quasi invisibile per il modesto affioramento della sua superficie dal
mare, Pianosa, situata a 12 miglia a nord-ovest di San Nicola, è una
riserva integrale e vi è proibito rigorosamente ogni tipo di accesso.
Completamente priva di vegetazione arborea, custodisce i suoi tesori
naturali sugli splendidi fondali sottomarini, una nicchia ecologica dove
molte delle specie marine che popolano il bacino centro-meridionale del
Mediterraneo trovano le condizioni migliori per riprodursi.
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